estate 2014, il rientro

In ufficio si sentono solo rumori attutiti, a volte anche schioccanti ma sempre lontani. Le voci sono basse, il timbro squillante sembra avere abbandonato questi luoghi come se fossimo in una bolla che accompagna il nostro lavorare in giorni dedicati al riposo altrui.

Io carburo con fatica, dopo due intere settimane di vacanza consecutive (cosa che non mi accadeva da un po').
Osservo i fogli sparsi sulla scrivania, fisso le lettere che si compongono sotto le mie dita e mi sento distante, estranea. Non mi capacito che non si siano composte da sole, le parole, che non si siano risolti da soli, i problemi, che non si siano dipanati da soli, gli intrecci lavorativi complessi.

Non ho le energie, oggi, per mettervi mano: perciò mi limito alle piccole cose, alle cose necessarie, a sistemare indirizzi e aggiungere documenti negli archivi. E cerco di riprendere dimestichezza con la parola scritta, mentre piccole pulci di viaggio punzecchiano incessanti.
Ma di questo parlerò in un altro momento

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