Passa ai contenuti principali

emozioni

Ci sono bambini che affrontano con disinvoltura le situazioni anche adrenaliniche. E ce ne sono altri, come il mio, che invece si lasciano investire dalle emozioni e poi faticano a metabolizzarle.

Note to self: una cosa bella per volta, al massimo due al giorno. 
Ieri me ne sono dimenticata... 

Era Domenica. Siamo andati ad accompagnare la nonna a messa ("mamma andiamo in macchina? andiamo noi? e la nonna dopo passiamo a prenderla?") al supermercato a fare la spesa insieme (e lo so che sembra strano ma è un momento bello, per lui, tutto per noi due, con lui che interagisce e decide di cosa abbiamo bisogno e cosa c'è da prendere che a casa manca).
Poi siamo andati insieme ad accompagnare lo zio al lavoro.
Poi abbiamo passato il pomeriggio al parco con l'amico più grande e la sua mamma ("la mamma Paola e Michele, mamma!").
Poi abbiamo bevuto la cioccolata e giocato al gioco delle mani, tutti insieme.
Poi siamo tornati a casa, con pochissima voglia. E no, nonostante l'evidente stanchezza il sonno è arrivato solo alle nove di sera.
Ma alle undici di sera "mamma mi sono fatto la pipì addosso mi cambi il pigiama?" 
(e le lenzuola, ovviamente, e asciuga il materasso... ).
Adesso dormirà, però...
Ebbene no: dalle due alle quattro a chiacchierare, a cercare di buttar fuori tutta questa felicità che non ne voleva sapere di uscire, e a trovare un modo per non perderla, tutta questa felicità.
Solo la storia del "bimbo Carlo" che riesce a portare le cose belle della giornata nei sogni perchè le pensa fortissimo prima di addormentarsi è riuscita a compiere il miracolo, e placare questa tempesta di emozioni.
E a farlo scivolare tra le braccia di Morfeo, finalmente.

...Io oggi sono un po' stanchina...

Commenti

Post popolari in questo blog

una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata …

#quellavoltache*

Non è stata una volta sola, come tutte, come tutti. Ce ne sono tre che ricordo meglio delle altre.

La prima è stata a 12 anni, ed è stata #quellavoltache ho subito maggiormente il trauma. Perché ero in vacanza, perché di quell'adulto mi fidavo, perché era parte di un contesto protetto (della bocciofila dove mio nonno passava la giornata, in vacanza, e dove tutti passavamo almeno qualche ora). Dovevo andare dalla bocciofila alla casa della mia amica, oltre la pineta, era sera e questo signore mi ha accompagnata un pezzo. Mi ha palpeggiata: avevo già il seno (era dai 10 anni che si era sviluppata quella parte della mia anatomia); ha tentato di baciarmi. Io mi sono spaventata moltissimo ma non sarei riuscita a scappare, ero impietrita, lui mi ha chiesto di non dirlo a nessuno. Il giorno dopo non volevo entrare in bocciofila, mia madre mi ha chiesto e io le ho raccontato tutto (piangendo): non mi hanno più lasciata entrare in quel posto da sola, e dopo pochi giorni è finita la stagion…

di giornate bellissime e del perchè non durano

Nonostante tosse e mal di gola imperanti (sì, sono all'undicesimo giorno di antibiotico), nei giorni scorsi ho passato momenti memorabili, anche per questo 2017.
Li segno qui, per ricordarmene in futuro.
Episodio uno: la crisi della mezza età
Giovedì sera, dopo una vita da reclusa, mi concedo una birra in compagnia di un conoscente. Avevamo disquisito di lavoro in chat, ed era necessaria una integrazione alle chiacchiere.
L'incontro mi ha catapultata nel 'paese reale': la crisi dei 40 anni colpisce tutti, e il rigurgito di adolescenza arriva con matematica precisione, perfino in chi riesce a gestire con consapevolezza e con lucidità il suo percorso lavorativo, organizzandolo per farlo diventare qualcosa di solido e robusto...
E' la solita vecchia storia: donna molto giovane (molto) seduce -suo malgrado- uomo affermato, che sceglie di buttare all'aria la vita attuale per costruirne una che gli permetta un avvicinamento. Lei, saputolo, scappa con la beata incosci…