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bruxelles per due - seconda parte

Non ch abbiamo messo così tanto tempo (due settimane) a "vivere" Bruxeles, sono io che non ho avuto modo di aggiornare il blog, sorry

Comunque, il venerdì è cominciato benissimo, con una abbondante colazione offerta dall'host e con l'organizzazione dei bagagli e delle cose da portar via. Già, perchè ci siamo spostati nel quartiere residenziale, oltre la Foret de soigne, a casa di una delle mie amiche di più lunga data.
Prima di incontrarla, abbiamo fatto in tempo a girare, riprendere la metropolitana, fare colazione (la seconda) al parco, passeggiare un po' per la zona pedonale della città, incantarci davanti al pupazzo meccanico di una "nonna" che lavora il merletto, decidere che era ora di fermarsi a pranzo e individuare un altro posto poco rischioso (un Exki, dove ho trovato fagottini di sfoglia da mangiare in due: a lui la sfoglia, a me il ripieno).
Ma siccome il mondo è piccolo e qualche volta pure piccolissimo, il nostro pranzo comune è passato in gradevole compagnia di una collega milanese incontrata per puro caso alla cassa, mentre attendevamo di pagare. A farlo apposta non ci saremmo riuscite mai e poi mai.
E poi finalmente siamo stati a casa della mia amica T. e della sua tradizionalissima e giramondo famiglia (un marito e tre figlie di età comprese tra 7 e 12 anni).Casa in una zona molto residenziale (pertanto servita malissimo da qualunque mezzo di trasporto, macchina esclusa), figlie molto impegnate (tennis, danza, hockey su prato), giornate molto piovose - quasi sempre: ha congiurato tutto per evitare ulteriori bighellonamenti senza meta. Ma è stato un bel weekend, comunque.
Il piccoletto si è adattato benissimo, o quasi, e sarebbe rimasto sempre sempre sempre nella mansarda a giocare con "quella bambina, mamma, viene a giocare al mercato mamma? la chiamiamo mamma? Il prossimo prego!". Ha appreso in fretta che "pallano in inglese mamma. Ma noi initaliano (tuttattaccato) però". Ha desiderato di tornare indietro, a prendere T. che si è "sballiata, mamma, è rimasta indietro, addiamo a prenderla mamma. io voglio restare a Buuussel mamma, non prendo l'aero!"

E ogni tanto, ancora oggi, nonostante siano passate settimane, si mette lo zaino rosso sulle spalle e mi dice che dobbiamo andare.

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