Passa ai contenuti principali

Le mie riflessioni su Expo - una specie di post di servizio

Sono già andata quattro volte a Expo 2015.
Tutte per lavoro.
Ho avuto tempo (non moltissimo) e voglia (tanta) di girare, e mi sono fatta qualche idea. Le butto giù, così come vengono.
Expo - ognuno può crearsi il percorso che preferisce.
Non è una fiera (non solo), non è un baraccone (non solo), non è affatto pessimo (come dice l'articolo di Internazionale di questa settimana).
In un appunto sparso di qualche tempo fa dicevo che Expo 2015 si può guardare da un sacco di lati, e ogni volta mostra un pezzetto diverso. Nei miei primi due giri mi sono ostinata a guardare solo quello che mi corrisponde, eliminando dal mio campo visivo tutto il resto, con una ostinata pervicacia. Quindi l'Expo che ho visto io è bellissimo.

In effetti continua ad essere un po' così. 
Cosa funziona
Le navette, che fanno tutto il giro del percorso, in senso orario e continuamente. Si prendono all'ingresso, prima del padiglione zero (ed è così che io ancora non sono entrata al padiglione zero, in effetti), e ci si fa lasciare al punto del percorso che è più vicino al personale 'punto di partenza ideale' individuato sulla mappa. Hanno solo un difetto, le navette: in alcuni orari sono stracolme. Forse andrebbe pensato un potenziamento, nei momenti di cambio turno (eh, sì, perchè se è vero che i visitatori non sanno bene dove si prendono le navette, i volontari e i ragazzi che lavorano in Expo lo sanno benissimo, e sono loro che le affollano per arrivare a prendere servizio in orario).
I tendoni, che coprono l'intera camminata del decumano: sono indispensabili per non cuocersi di caldo, e per evitare la pioggia, e per ripararsi dal sole. Perchè è vero che magari non siamo ancora in piena estate, ma farsi i km sotto il sole cocente non è affatto piacevole, e rischia di rovinare il piacere della visita (perdonate la ridondanza).
L'acqua: entrate tranquillamente a Expo con una bottiglietta di plastica anche vuota, ci sono punti di case dell'acqua lungo tutto il percorso, che possono rifornirvi di liquidi e placare la sete a costo zero.
La mappa: prendete all'ingresso, al punto info o da uno dei volontari una mappa del percorso espositivo. E' in realtà molto chiara e comprensibile, anche se scritta a caratteri minuscoli, e aiuta di certo ad orientarsi.


Cosa non funziona
Il Children Park, che è troppo lontano e isolato dal resto di Expo. O meglio, probabilmente funziona e funziona anche bene, ma io in quattro volte non sono ancora riuscita ad andarci.
I ristoranti: a Eataly di solito si mangia bene, ma in Expo Eataly fa pagare carissimo - più del solito - e le porzioni sono davvero risicate. Forse è meglio, davvero, abbandonare la grande catena e rivolgersi al cibo dei padiglioni (tanto, tantissimo, un po' ovunque) oppure agli altri punti di ristorazione (c'è un posto bellissimo che si chiama "Let's toast" dove per due volte ho mangiato bene - toast strafarciti - e speso il giusto)

Cosa ho visto io.
Il "mio" Expo è fatto di spizzichi e bocconi, punta a scoprire la biodiversità e a conoscere le opinioni del mondo sul tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita".
Quindi mi sono piaciuti molto i cluster (ho visto quello del cacao, che ha un senso solo se si attraversa il cluster leggendo quello che è scritto sui pannelli, e magari origliando una parte dei convegni e degli approfondimenti a cielo aperto fatti un po' a tutte le ore; quello del caffè, che ha una atmosfera bellissima; quello dei cereali che è tutto lungo e fitto e pieno di piante, e sbocca in una grande sala - ristorante dove si mangiano cereali appunto [dalla pizza alla pasta al riso, secondo il menù del giorno] e piatti tipici dei paesi che sull'economia agricola legata ai cereali hanno impostato la loro sopravvivenza). Attenzione: se nei cluster non leggete mostre e spiegazioni, avrete la sensazione di essere in un enorme spazio commerciale - ma la colpa non è dell'esposizione, ma vostra, che saltate i pezzi. 
Mi è piaciuto, per lo stesso motivo, lo spazio sulla biodiversità che sta al fondo del decumano, anche se lo sto scoprendo ora (visto che fino a inizio giugno in quella zona era tutto ancora in allestimento!). La sua distanza dall'ingresso ufficiale della metropolitana è uno dei motivi che mi ha fatto sposare l'idea della navetta: per ben due volte sono entrata, ho preso la navetta e ho camminato dal fondo a ritroso fino all'ingresso ;)
E mi è piaciuto molto lo spazio di decompressione che si trova a Slow Food, a chiusura di tutto il decumano. Se arrivate lì (e ci dovete voler arrivare, perchè la camminata è lunga) troverete frutta e verdura, tutta spiegata, e degustazioni di vini e formaggi con spiegazione annessa, e indicazioni dei presidi di tutela della biodiversità ambientale... insomma, una boccata di cultura del cibo.

Quali padiglioni?
Tutti quelli dove non c'era fila, quando ho potuto: visti i tempi così risicati, non avevo la possibilità di perdere minuti preziosi in fila. Quindi non ho ancora mai visto il padiglione Italia, e non sono entrata in quello del Brasile, nè in Cina o in Giappone, per dire.

Ho visto la Slovenia, che non mi ha lasciato nulla, ma che tratta - non solo ma anche - il tema delle api, dell'alveare (un tema caro ad altri); ho abbandonato la Svizzera dopo aver capito che il sistema prevedeva una specie di pre-accredito; ho amato moltissimo l'Austria con il suo percorso nel bosco, che illustra come il respiro del bosco sia il respiro del pianeta, e il nostro: una vera energia per la vita. Sono andata due volte nel padiglione Austriaco, ma tenete conto del fatto che quello è un percorso che si ama se si riesce a farlo con respiro, appunto, senza avere qualcuno che vi alita il fiato sul collo. Se c'è troppa gente in fila, meglio desistere.
Ho visto il Regno Unito, che ha sviscerato il tema dell'alveare in modo egregio e affascinante secondo me.
Incuriosita dagli Stati Uniti, sono entrata e devo dire che a conti fatti merita: non ho compreso bene il secondo piano del padiglione, ma ne ho ammirato la vista; ho ascoltato alcune delle testimonianze eccellenti al primo piano, ma non mi hanno colpita; ho invece osservato affascinata tutti i filmati che vengono trasmessi al piano terra, con ingresso sul retro del padiglione. Le storie sono belle e hanno un filo conduttore che fa riferimento, ancora, al tema dell'Expo.
Ho mangiato le patatine in Belgio, dove non ho capito la questione del mangiare gli insetti e il loro insistere sulle erbe spontanee (ma forse sono io, che ho sempre mangiato la frittata con le ortiche, che non capisco). Però insomma l'ho guardato, il padiglione.
Da fuori ho guardato con attenzione la Polonia, il Principato di Monaco, il Cile, l'Equador: ma erano tutti troppo affollati.
Invece sono andata a vedere l'Irlanda, che racconta un bel progetto di certificazione nazionale per tutte le produzioni agricole e dintorni. Bello.

Mi sono ritratta perplessa dal Future Food District, che dà la sensazione di essere nello spazio, con l'unico elemento naturale rappresentato dal cibo (che invece a mio parere dovrebbe essere l'elemento fondante di un supermercato, non un elemento alieno... ). Infine ho visto, perchè mi ci hanno portata, un paese esotico, ma non ricordo quale ... forse l'Oman... e il paese di fianco, e non ricordo nemmeno quello: il troppo esotico e il troppo lontano non fanno - ancora - per me, temo.

Per finire, i miei suggerimenti per Expo.
Servono la mappa e la bottiglietta dell'acqua, per la vostra sopravvivenza durante l'esplorazione. E la navetta, che può salvare i vostri piedi. Ah, le toilette di solito sono al primo piano degli edifici in legno 'di servizio'. Serve seguire i cartelli e le indicazioni. E ricordarsi che i totem informativi elettronici sparpagliati lungo il decumano nascono per dare informazioni, usateli.
Il cardo è interessante? forse sì e forse no - per me no, ma è parere personale.
Invece ci sono punti e zone che incuriosiscono anche nella seconda fila (strade parallele al decumano) quindi se ve la sentite uscite dalla comfort zone del tendone del decumano e affrontate il retro.
I padiglioni di Cina e Giappone che non ho ancora visto sono convinta meritino almeno un giro, se potete fatelo.
e per finire... attenzione alle parate! Le mascotte di Expo si fanno vedere di tanto in tanto, a orari fissi che vengono indicati sui totem, e occupano lo spazio e fanno un gran baccano. Ho trovato anche il gruppo degli sbandieratori marchigiani, una volta...

Buon giro :)





Commenti

Post popolari in questo blog

una settimana in montagna, era tanto che non.

La val Gardena è bellissima. A dire il vero tutte le Dolomiti sono bellissime, ma la val Gardena è un posto speciale.
Dopo molti tira e molla per questa strana estate, siamo andati in vacanza solo Carlo ed io, per una intera settimana, in garni (cosa che mi ha permesso di spiegare la differenza tra pensione, bed and breakfast, garni, hotel - albergo ecc). E' stata un'esperienza bellissima, che conto di rifare: le vacanze a due sono veramente necessarie per prendere il ritmo, ritrovarsi, capirsi e conoscersi meglio senza le interferenze del parentado vario (nonni, zii... ). Carlo ha imparato un sacco di cose, ha finalmente capito bene come si sta a tavola, ha giocato, dormito, camminato, preso un sacco di bus e un sacco di funivie, fatto un picnic a oltre 2000 metri con il vento forte, avuto la mamma tutta per lui, sempre, 24 ore al giorno, per otto giorni pieni.
Io mi sono rigenerata, come sempre mi accade in montagna, ho fantasticato, riso, chiacchierato, mi sono arrabbiata …

#quellavoltache*

Non è stata una volta sola, come tutte, come tutti. Ce ne sono tre che ricordo meglio delle altre.

La prima è stata a 12 anni, ed è stata #quellavoltache ho subito maggiormente il trauma. Perché ero in vacanza, perché di quell'adulto mi fidavo, perché era parte di un contesto protetto (della bocciofila dove mio nonno passava la giornata, in vacanza, e dove tutti passavamo almeno qualche ora). Dovevo andare dalla bocciofila alla casa della mia amica, oltre la pineta, era sera e questo signore mi ha accompagnata un pezzo. Mi ha palpeggiata: avevo già il seno (era dai 10 anni che si era sviluppata quella parte della mia anatomia); ha tentato di baciarmi. Io mi sono spaventata moltissimo ma non sarei riuscita a scappare, ero impietrita, lui mi ha chiesto di non dirlo a nessuno. Il giorno dopo non volevo entrare in bocciofila, mia madre mi ha chiesto e io le ho raccontato tutto (piangendo): non mi hanno più lasciata entrare in quel posto da sola, e dopo pochi giorni è finita la stagion…

di giornate bellissime e del perchè non durano

Nonostante tosse e mal di gola imperanti (sì, sono all'undicesimo giorno di antibiotico), nei giorni scorsi ho passato momenti memorabili, anche per questo 2017.
Li segno qui, per ricordarmene in futuro.
Episodio uno: la crisi della mezza età
Giovedì sera, dopo una vita da reclusa, mi concedo una birra in compagnia di un conoscente. Avevamo disquisito di lavoro in chat, ed era necessaria una integrazione alle chiacchiere.
L'incontro mi ha catapultata nel 'paese reale': la crisi dei 40 anni colpisce tutti, e il rigurgito di adolescenza arriva con matematica precisione, perfino in chi riesce a gestire con consapevolezza e con lucidità il suo percorso lavorativo, organizzandolo per farlo diventare qualcosa di solido e robusto...
E' la solita vecchia storia: donna molto giovane (molto) seduce -suo malgrado- uomo affermato, che sceglie di buttare all'aria la vita attuale per costruirne una che gli permetta un avvicinamento. Lei, saputolo, scappa con la beata incosci…