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torino, mia bella

Tre giorni a Torino. Tre giorni di schizofrenia, a pensare 'voglio fortissimamente tornare a vivere qui' 'non voglio assolutamente vivere qui' in una alternanza degna di una altalena molto performante.
Tre giorni in cui mi sono accorta che per Carlo ci sarebbero molti più stimoli che in provincia, ma che mancherebbero molte altre cose che in provincia invece ci sono.
E insomma, sono passati 24 anni ma ancora non ho trovato la sintesi che mi fa dire 'meglio qui o meglio lì'. La sola risposta possibile, ancora, oggi, è 'non è meglio o peggio, è diverso'.

Solo che questo diverso, a volte, mi sembra un treno che è passato e sul quale non sono riuscita a salire.

Le cose belle del weekend sono decisamente molte:
  • i parenti sudafricani, con i quali si è spalancato un mondo dove il mondo è tutto vicino a casa; 
  • il festival 'Metti in piazza la cultura 2017', dove Carlo si è trovato vicino a un Carlo e a un Pietro nel realizzare gli esperimenti scientifici (il vulcano fatto con aceto e bicarbonato vince sempre);
  • la scoperta che ci sono laboratori di Lego per i piccoli per insegnare il coding; 
  • l'avvicinarsi alla chimica con lezioni dedicate ('mamma ci voglio andare, ci andiamo mamma?');
  • il signore di una certa età che spiega come si gioca a scacchi;
  • la musica di un concerto per pianoforte a quattro mani che risuona nel cortile del palazzo, mentre i bambini silenziosamente provano a creare meraviglie di carta da attaccare alle bottigliette di riciclo; 
  • la passeggiata nel parco Pietro Mennea, dove attrezzi e basculanti consentono a chi non va in palestra di tenersi allenato per davvero, e non solo con mezzi di fortuna; 
  • il Pam. (ok, lo ammetto, non avrei mai pensato che ci volesse un supermercato per farmi tornare con la memoria all'infanzia, e invece... )
Le cose dure, difficili sono poche ma altrettanto pesanti:
  • la zia che è invecchiata. Di testa, oltre che di fisico. E che cova una rabbia che traspare in ogni parola, in ogni gesto, in ogni momento
  • la mamma che avrebbe voluto godere ogni momento e che dopo meno di 48 ore mi dice sottovoce 'fortuna che domani torniamo a casa'
  • il mio crollo fisico per il caldo - o forse per un picco glicemico non previsto? - che mi ha impedito di salutare i cugini piccoli
  • il rendersi conto che c'è molto più da dire con i cugini sudafricani che hanno lo sguardo aperto sul mondo piuttosto che con i cugini piemontesi, con cui sono cresciuta ma che hanno lo sguardo ristretto e piccolo
  • la paura

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